I divorzi tra over 60 aumentano, così come quelli tra gli under 30. Come affrontare la separazione...

Le indagini sui divorzi, condotte ogni anno dall’Istat, evidenziano in Italia un incremento del fenomeno del 74 per cento nell’ultimo decennio. Mentre si assiste ad una diminuzione delle rotture tra gli under 30 (anche per effetto della posticipazione delle nozze), i dati evidenziano una crisi coniugale che coinvolge sempre più spesso le unioni di lunga durata, tra coniugi ultrasessantenni.

Uno studio condotto nel 2005 dal servizio di psicologia clinica dell’Università Cattolica di Milano mette in rilievo tre cause principali della tendenza. La prima riguarda l’allungamento della vita media: arrivati a 60 anni si ha un’aspettativa di vita di altri venti-venticinque. Ci si sente ancora giovani e si vogliono cogliere nuove opportunità. Poi, la disponibilità, per gli uomini, di farmaci contro la caduta della libido che aiutano a potenziare le possibilità psicofisiche e a ridare nuove prospettive di vita sessuale. Infine, una serie di mutamenti socioculturali come il dilagare di uno stile di vita teso alla ricerca di soddisfazioni e piacere, l’affievolimento delle tradizioni religiose e il conseguente allentamento della censura collettiva nei confronti del divorzio, la maggior indipendenza - anche economica - delle donne.

Ciò che conferisce stabilità e continuità al matrimonio è la capacità dei partner di evolvere insieme, confrontandosi con le continue sfide che la vita pone. L'esistenza delle coppie over 60 è caratterizzata da molteplici cambiamenti, quali la gestione della carriera e del tempo libero in vista del pensionamento, l’indipendenza dei figli e il fondamentale recupero della “coppia coniugale” (non più madre/padre, ma marito/moglie). Per restare in equilibrio, la coppia deve ri-negoziare i reciproci ruoli, re-investire sulla relazione, generare nuovi progetti comuni su cui far convergere l'interesse e le energie creative. Quando non ci riesce, può entrare in crisi e, vivendo in una società dominata dalla superficialità, rischia di scegliere frettolosamente la separazione come possibile soluzione. I coniugi volgono lo sguardo altrove alla ricerca di qualcuno in grado di liberarli dall’infelicità.

Spezzare il patto coniugale è una scelta esistenziale importante. Prima di farlo, in questa, come nelle altre fasi della vita di coppia, ritengo sia un diritto/dovere da parte dei coniugi, impegnarsi in un’attenta analisi della relazione, delle sue dinamiche e dei suoi conflitti, magari usufruendo di un aiuto qualificato.

Lo psicologo offre uno spazio sicuro in cui esprimere esperienze, sentimenti e punti di vista, creando una dimensione relazionale e funzionale che consente di maturare decisioni libere, consapevoli e responsabili.

Il partner perfetto non esiste! Così come la vita è un continuo imparare, il matrimonio è imparare insieme come affrontare le sfide della vita con successo e farlo in modi che accrescano entrambi come individui e la relazione come coppia.
Il successo di un matrimonio non è basato sulla fortuna. Terminata la fase dell’innamoramento, quando ci si rende conto che il nostro partner non è perfetto e che ha alcune fastidiose caratteristiche che non ci piacciono, comincia il lavoro di costruzione del rapporto. Essenziali sono l’impegno e l’acquisizione di alcune “competenze” che rafforzano la  relazione. Per esempio, stabilire obiettivi condivisi, comunicare in modo efficace, metodi per risolvere i conflitti e negoziare la gestione della vita quotidiana.

Unaa terapia di coppia si conclude con il desiderio di rimettersi in gioco nel rapporto, altre volte con la decisione di separarsi. La rottura di una famiglia non genera necessariamente traumi; in alcuni casi una crisi esistenziale ben superata può aiutare a crescere e a maturare. L’importante è affrontarla in modo adeguato. Anche l’amore può finire.

Ciò che non deve sfumare è il dovere di custodire il rispetto umano per ogni rapporto, non trovando accordi che stabiliscano chi vince e chi perde, ma che soddisfino i bisogni di tutti. Solo così è possibile continuare a credere nel valore del legame affettivo e trasmetterlo alle generazioni future.   Non deve poi venir meno l’impegno nel trasformare il vincolo che unisce. I figli lo sono per sempre, pertanto è dovere dei due ex coniugi amarli, proteggerli e salvaguardarli portando avanti il processo della separazione senza venir meno alle funzioni genitoriali. Infine, non deve mancare la necessità di elaborare la perdita: nulla definisce chi siamo tanto quanto la nostra relazione fondamentale. Essa ha un impatto sulla nostra identità, sulla profonda sensazione di essere un “noi”. Per quanto desiderato e scelto consapevolmente, il divorzio procura un profondo dolore emotivo, pertanto è importante non nascondere la testa sotto la sabbia. Ma ammetterlo e affrontarlo!


Dott.ssa Antonella Fiorentino
 

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